BES - Disturbi dell'apprendimento

BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

L’attenzione alla tematica dei Bisogni educativi speciali in Italia viene data a partire dalla fine del 2012, quando il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), emana la Direttiva sui BES 27/12/2012.

In tale direttiva viene assunto il punto di vista secondo cui l’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit] e infatti comprende tre sotto-categorie: la disabilità vera e propria, l’area dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale. Prende a riferimento la classificazione ICF come strumento per individuare i BES dell’alunno attraverso il suo profilo di funzionamento e l’analisi del contesto.

La direttiva del ministro Francesco Profumo, identifica gli strumenti per la cura educativa degli alunni: nel caso di alunni con disabilità (sensoriale, motoria o psichica) certificata si applicano le provvidenze derivanti dalla legge 104/92, tra cui l’assegnazione dellinsegnante di sostegno.

Nel caso invece di disturbi evolutivi specifici si deve attivare il canale previsto dalle leggi 53/2003 e 170/2010 che prevedono la predisposizione di piani di studio personalizzati per quegli studenti che presentano un disturbo caratterizzato da profili di specificità pur in presenza di capacità cognitive nella norma. Tra questi disturbi ritroviamo i disturbi specifici di apprendimento (DSA), il disturbo specifico di linguaggio e il disturbo non verbale, lieve disturbo dello spettro autistico qualora non rientri nella categoria della disabilità, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e il funzionamento cognitivo limite (o borderline).

La novità che la norma introduce sta nell’applicazione dei benefici derivanti dalle due leggi citate non solo agli studenti con una relazione clinica di disturbo specifico dell’apprendimento, ma anche a coloro che presentano uno degli altri disturbi evolutivi nominati. Il principale tra i benefici previsti è la stesura di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che preveda strategie didattiche calate sui bisogni dello studente e la possibilità di utilizzo di strumenti didattici compensativi o di forme di dispensa. Tuttavia la direttiva individua un altro potente strumento nella didattica che sia denominatore comune per tutti gli alunni e che non lasci indietro nessuno: una didattica inclusiva più che una didattica speciale e pertanto provvede all’attivazione di corsi/master dedicati agli insegnanti.

La successiva circolare specifica meglio come la presa in carico dei BES debba essere al centro dell’attenzione e dello sforzo congiunto della scuola e della famiglia. In tale direzione viene ribadito il diritto di ciascun alunno alla personalizzazione degli apprendimenti, che ha nel Piano didattico personalizzato lo strumento privilegiato per esplicitare le strategie educative di intervento più idonee e i relativi criteri per la valutazione. Un aspetto essenziale che viene sottolineato è il seguente: l’individuazione degli alunni con Bisogni educativi speciali avviene sia in presenza di certificazioni diagnostiche e relazioni cliniche, ma anche sulla base delle considerazioni psico-pedagogiche e didattiche assunte dal Consiglio di classe o team della scuola primaria. Proprio questo fatto appare come una grande rivoluzione culturale, infatti viene evidenziata la responsabilità e la competenza collegiale del docente nell’individuare le particolari necessità degli studenti slegandola almeno in parte dalla dipendenza da procedure di tipo medico-sanitario.

La nota ministeriale 27 giugno 2013 chiarisce che tra i compiti del Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI) di ogni scuola c’è l’elaborazione del Piano Annuale per l’Inclusività (PAI). Tale documento è parte integrante del piano dell’offerta formativa, non va inteso come un mero adempimento burocratico, bensì come uno strumento che possa accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità dei processi inclusivi basato su un’attenta lettura del grado di inclusività della scuola e su obiettivi di miglioramento da perseguire nell’insegnamento curricolare, nella gestione delle classi, nell’organizzazione dei tempi e spazi scolastici e delle relazioni.

Il più recente strumento normativo inerente alla tematica dei BES è la Nota ministeriale del 22 novembre 2013, che risponde con dei chiarimenti agli interrogativi rimasti aperti rispetto alle applicazioni delle norme precedenti in ambito scolastico. Una sottolineatura viene posta qui sulla situazione di svantaggio linguistico-culturale che interessa gli studenti con cittadinanza non italiana arrivati in Italia in corso d’anno scolastico. Si chiarisce come la loro difficoltà linguistica non vada considerata elemento di segregazione, ma al contrario vadano loro offerti interventi didattici per l’apprendimento della lingua che abbiano necessariamente natura transitoria.

CIT. Wikipedia