COME AIUTARE MIO FIGLIO NEI COMPITI

COME AIUTARE MIO FIGLIO NEI COMPITI

In quest’area ci si occuperà di rispondere alle più comuni domande che i genitori si pongono quando aiutano i proprio figli a svolgere i compiti.

Per supportarli, verranno messe a disposizione delle linee guida.

Quante volte vi sarà capitato di domandarvi: “come faccio?”, di fronte a situazioni di questo tipo:

  • Non ne vuole sapere di fare i compiti.
  • Per prendere le cose ci mette troppo tempo.
  • Si dimentica sempre qualcosa a scuola.
  • Non scrive i compiti sul diario.
  • Si alza in continuazione, piange e se ne va.
  • Dopo tre ore di studio, non ricorda cosa abbiamo fatto.

La risposta più semplice, applicabile a tutte le situazioni sopra descritte, è “giocare d’anticipo

aiuto compiti

Il primo passo per poter aiutare vostro figlio è osservarlo, conoscerlo, capire i suoi tempi di attenzione.

È bene tenere a mente, infatti, che non è lui a doversi adattare a noi genitori, bensì il contrario.

Con la pazienza e la pratica, risulterà più semplice organizzare le attività in base alle caratteristiche di vostro figlio.

E ricordate sempre che l’esempio è la tecnica più efficace.

La difficoltà di rimanere concentrati a lungo, il dimenticarsi le consegne dei compiti da svolgere a casa e lasciare i materiali a scuola sono tutte caratteristiche tipiche del Disturbo d’Apprendimento.

L’area sottostante, che nella maggior parte dei casi è compromessa, è la Memoria di Lavoro e tale disfunzione è la causa del senso di smarrimento che notate in vostro figlio.

Riuscire a capire e ad accettare che “ci è e non ci fa” è la cosa più difficile da fare per i genitori!

Alcuni consigli su come impostare i compiti:

1) Prima di cominciare è bene creare insieme al bambino un cartellone che rappresenti un piccolo “planning delle attività” da svolgere durante la settimana. Si consiglia di personalizzarlo e di dare spazio alla fantasia, scegliendo immagini che rappresentino le varie attività da svolgere abitualmente. In questo modo, si cerca di stimolare la percezione del tempo: un’area debole per questi bambini, ma che si può allenare.

Inoltre, fornire esempi pratici e associare le immagini a supporto di indicazioni solo verbali (fai questo, prendi il libro, ecc. ), aiuteranno il bambino a fare “mente locale” su ciò che deve fare, rafforzando  così la Memoria di Lavoro. Ecco alcuni esempi di Planning settimanali.

     

 2) Concordare con il bambino l’ora di inizio dei compiti, tenendo conto degli impegni del giorno, tra cui sport, catechismo, terapie varie.

L’importante è stabilire dei tempi che siano il più possibile realistici, proprio in base alle possibilità del proprio figlio.

In altre parole, si tratta di stimare quanti minuti verranno impiegati per portare a termine un compito piuttosto che un altro, così da collocare le immagini del planning personalizzato più o meno negli orari giusti.

Si consiglia di cominciare da un’attività che il bambino percepisca come complessa, alternandola poi a una più facile, in modo che il carico cognitivo da mettere in gioco sia più fresco e accessibile.

Prima di iniziare qualsiasi attività (anche sedersi per mangiare o per andare a letto), è ottimale avvisare il bambino con un anticipo di almeno 10 minuti.

Nello specifico, per quanto riguarda i compiti, lo si avvertirà come suggerito e si procederà, inoltre, a ripetere l’avviso a intervalli di tempo prestabiliti (dopo 5 minuti, 3 minuti, 1 minuto).

In questo lasso di tempo, che precede l’inizio vero e proprio dei compiti, si invita il bambino a posizionare l’icona dell’attività nel planning personalizzato o a individuare sul medesimo l’immagine del giorno relativa all’orario di inizio dei compiti, così da associare il più possibile ciò che andrà fare di lì a poco.

Trascorsi i dieci minuti, si invita il bambino a sedersi al tavolo, dove svolgerà i compiti.

 

3) Preparare il setting di lavoro in modo che sia il più scarno e privo di stimoli esterni possibile, eliminando tutte le fonti di distrazione: Tv accese, suoneria di cellulari, rumori vari di casa.

Fondamentale è lo spazio a disposizione dedicato ai compiti: la scrivania in cameretta, il tavolo della cucina o anche il tavolo del soggiorno.

All’orario definito, si invita il bambino a sedersi alla propria postazione, facendogli presente che la stessa dovrà restare in ordine il più a lungo possibile e che è a sua totale disposizione per svolgere i compiti. A questo punto, lo si incoraggia a prendere il diario per passare in rassegna ciò che deve fare per il giorno dopo.

Il passo successivo è quello di procurarsi esclusivamente il materiale per affrontare una singola materia. Ovviamente, è bene che si cominci da quella più ostica per bambino e non per noi adulti.

Prese due penne, una matita, una gomma e la cartellina con gli strumenti compensativi non ci dovrebbe essere nient’altro sul tavolo. Se, ad esempio, il bambino deve fare una lettura, avrà davanti a sé il libro, possibilmente con un leggio, il segna-riga per leggere e, a fianco ,un Pc da accendere quando inizia ad accusare stanchezza, in modo da fargli ascoltare il brano scaricato in versione digitale usufruendo della sintesi vocale.

Diversi modelli segna-riga (Maestra Tiziana)

4)  Prima di procedere con questa tecnica di studio, è bene osservare i tempi di “attenzione focale” che il proprio figlio riesce a mantenere senza rinforzi, ossia al netto dei continui richiami da parte dell’adulto per lavorare e finire il compito. Questa analisi serve per impostare mini-obiettivi volti ad aumentare i livelli di attenzione.

Stimato un tempo di attenzione, ad esempio, di 7 minuti, si imposterà e si considererà questo tempo limite; superato tale periodo, si farà fare una piccola pausa (bere un bicchiere d’acqua, andare in bagno). Dopo una settimana, o quando si percepisce che il tempo di attenzione si stia allungando, si cercherà di aumentare di due minuti e così via.

L’obiettivo ottimale per un bambino di III Elementare è di 20 minuti consecutivi; in quinta di 30-40 minuti. In questo arco di tempo, 7 minuti, si potrà intervenire solo nel fornire le consegne e nell’assicurarsi che il bambino abbia capito, dopodiché lo si lascia lavorare da solo fin dove arriva, senza spingerlo a correggersi continuamente.

È importante che il bambino sperimenti una sensazione piacevole, serena e tranquilla durante lo svolgimento dei compiti, piuttosto che la percezione di essere costantemente sotto giudizio con il rischio, in quest’ultimo caso, di vedere aumentata l’ansia e il rifiuto verso i compiti stessi.

In questo percorso, il passo più difficile per i genitori è quello del liberarsi dalle aspettative del “Può fare di meglio”  e del “Tutto perfetto”, a favore del “Già sta facendo il massimo che può ed è bravo”. Si tratta di un cambiamento di prospettiva cruciale che pone l’accento sulle reali possibilità del proprio figlio.

Se l’adulto è sereno, anche il bambino lo sarà.

5) È importante gratificare il bambino con i complimenti, mettendo in luce l’impegno e la tenacia con i quali sta facendo il proprio lavoro. Il tutto, a prescindere dai risultati.

Dal tempo trascorso a fare i compiti, poi, il bambino dovrebbe percepire che si può apprendere divertendosi, e dare spazio ad associazioni e collegamenti liberi.

Infatti, se il bambino da solo, durante lo studio, riesce a fare delle associazioni come meglio crede, si consiglia di lasciarlo libero, anzi è bene non bloccarlo e agire in maniera da stimolarlo.

Sarebbe opportuno, inoltre, aiutarlo a riflettere su ciò che è riuscito a fare, dimostrandogli che la tecnica usata è un ottimo strumento per aiutarlo a memorizzare (Approccio Meta-cognitivo).

 

La strategia di apprendimento più idonea, a volte, sono proprio i bambini a trovarla!

 

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